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S.O.S. Save Our Sarparea - Salviamo la nostra Sarparea!

Salviamo la Sarparea, questo è il grido d'allarme che nasce da questo sito; pare opportuno difendere il nostro territorio da quelli che un tempo erano i saraceni, e che ora sono i "portatori di progresso" i soliti imprenditori improvvisati che decidono di impiantare i loro villaggi turistici nel Sud Italia (più che altro dei “paesi dei balocchi” per lavoratori del Nord, ripagati del lavoro in trenini estivi).
Bene ora è toccato a noi, alla “nostra” Sarparea, 16,72 ettari ancora per poco incontaminati.
Sradichiamo gli ulivi e mettiamoli nelle rotonde! Piantiamo ombrelloni in finta paglia! Costruiamo la bellezza 7.848 metri quadri, tra 204 mini alloggi in stile pseudo-mediterraneo, reception, uffici, sala convegni, supermercato, ristorante, discoteca, campi sportivi, parcheggi. Non solo, tutto questo sarà edificato a meno di 300 metri dalla linea di costa, in barba alla Legge Galasso del 1985, variando ad hoc il piano regolatore generale del comune di Nardò, legittimando in questo modo le costruzioni abusive che ci circondano per farne altre. La gente dirà: "Se costruiscono quel gigante perché se la prendono con la mia casetta?".
Inoltre, dove potrà l'ignaro turista che sceglie il nostro territorio su di un catalogo, nelle pagine dopo la Sardegna, fare il bagno nelle nostre acque cristalline? Nell'unico tratto libero della baia di Sant'Isidoro, e noi esiliati sugli scogli come le cozze patelle, alla ricerca di un po' di refrigerio.
Portano progresso dicono i nostri amministratori (e i proprietari di cementifici)! Sarà proprio vero, non è che siamo noi che ci sbagliamo, perchè cerchiamo soluzioni alternative, perchè difendiamo il nostro territorio dai soprusi del denaro?

Masseria Sarparea fabbricato del 1500La facciata neo classica

L'uliveto secolareIl pozzo neo classico
Un villaggio turistico porta un beneficio iniziale per il territorio, per la realizzazione delle strutture, (l'edilizia è il volano dell'economia); successivamente ogni anno vengono assunti per pochi mesi, da luglio ad agosto, personale per le pulizie, camerieri, animatori turistici, dietro la poco solida pezza giustificativa della riduzione della disoccupazione…hanno l'alibi morale, come se da queste parti si vivesse solo d'estate e il resto dell'anno si balla la pizzica, è questo un modello economico su cui si può affidare il Grande Salento per risollevare le sorti?
Esistono strade sostenibili sia dal punto di vista ambientale e paesaggistico sia economico che investono anche i comuni limitrofi, è un modello turistico aperto tutto l'anno, che non confina il turista in un recinto, ma lo apre alla ricerca del territorio, della sua cucina e del suo folklore. Una bellissima masseria con vista mare, con le sue architetture neo-classiche, e la sua parte quattrocentesca con un uliveto ultrasecolare, non può essere affrontato con la filosofia della tabula rasa in nome del turismo, va restaurata, creando attività agrituristica, di qualità più che quantità, utilizzando le vecchie stalle per dei maneggi per escursioni nella palude del Capitano o a Porto Selvaggio ad esempio. Inoltre, data la quantità di altre infrastrutture agrituristiche come Masseria Giudice Giorgio, il Console ed altre presenti nella nostra invidiabile campagna, occorre collegarli tra di loro tramite apposite informazioni turistiche, e da vie percorribili a cavallo o in bicicletta. Il turista incuriosito e affamato di natura allora si spingerà anche nelle nostre città, incominciando a scoprire il centro di Nardò Off-Limits come pure quello di Copertino e Leverano; nascendo così la domanda cresceranno e rinasceranno le nostre botteghe artigiane, le nostre trattorie, i nostri negozi. Purtroppo ci tocca constatare che il territorio a causa della amministrazione pubblica, non è ancora pronto per questa strada, al contrario della popolazione che conosce le sue opportunità ma non l'aiuto per svilupparle, a causa dei finanziamenti che l'UE distribuisce a questi grandi imprenditori "palazzinari" piuttosto che ha straordinarie persone con progetti di sviluppo vero per il territorio.
Il progetto del villaggio turistico (in pdf)
Scala al 4000
Scala al 10000
pubblicato il 26 Gennaio 2008
S.O.S. Save Our Sarparea - Pecunia non olet (di bruciato)

Pecunia non olet (di bruciato), è l'espressione latina che più ricorda lo scempio accaduto in pieno giorno, martedi 17 Giugno 2008, quando la Sarparea è stata nuovamente colpita al cuore, per mano di qualche criminale, che ha mandato in fumo la plurisecolare foresta primigenia, ovvero un antico appezzamento di olivastri addomesticati con molta sapienza condadina, tra gli ultimi esempi nel Salento e in Italia.
I dati della forestale non lasciano dubbi, se l'1,1% degli incendi boschivi è di orgine naturale, il restante 98,9% è di origine dolosa; la zona pochi giorni fa, è passata ad un gruppo straniero per la costruzione dell'ennesimo villaggio turistico, troppo ovvia la relazione: incendio uguale ad edificabilità uguale a denaro, ed anche fin troppo ovvia la natura e il nome del mandante, quello del barbaro invasore che tenta di versare una colata di cemento, in nome del progresso e dell'occupazione. Ora però occorre solo sperare nel corso e nell'esito delle indagini della Forestale e della Magistratura, e soprattutto nella attivazione del Catasto Incendi, che rende inedificabili le aree colpite da incendi per dieci anni, sperando che in questi ultimi si dia inizio ad una acquisizione della masseria, da parte delle istituzioni, per farne un centro di educazione ambientale, per salvare, rendere fruibile la nostra Sarparea e farne un'esempio per tutta la Puglia.

Foto degli ulivi in fiamme, tratta da portadimare.it
...sperando che queste cose non avvengano nuovamente, pubblicato il 19 Giugno 2008
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