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Mappa Mercatore 1570
Il Salento, nella carta geografica di Mercatore del 1570, visto da S-O

L'incubo dell'aumento sempre crescente della potenza turca nel XV secolo fu uno dei catalizzatori dei programmi politici dei sovrani occidentali. Alfonso il Magnanimo (1442-1458) negli ultimi anni del suo regno stava svolgendo una politica orientale volendo installarsi in Albania e nei Balcani per sostenere alle spalle l'Impero Bizantino e arginare il pericolo dell'avanzata incombente dell'esercito Ottomano prima che dilagasse in Europa. Perciò costituiva una parte del suo programma rafforzare le difese delle coste e delle città di Puglia. La morte del re Aragonese interruppe tale disegno politico. I Turchi frattanto prendevano Costantinopoli e, imbaldanziti, si lanciavano in una attivissima politica marinara nei cui programmi era di neutralizzare i Veneziani chiudendoli nell'Adriatico. Perciò conquistarono l'Albania ed assalirono Otranto che le si trovava di fronte. Solo allora gli Aragonesi si posero il problema di guardare le coste con torri e fortilizzi non troppo lontani fra di loro. Tanto più che era facile prevedere che i Turchi, con l'assalto di Otranto, miravano non solo a controllare l'Adriatico, ma anche ad avere una base d'attacco per invadere l'Italia. Si eressero allora quasi contemporaneamente in Puglia numerose nuove fortezze, mentre le più antiche venivano rinforzate.
Gli Spagnoli, pochi decenni dopo cercheranno di attuare il progetto di una catena ininterrotta di torri di avvistamento lungo tutte le coste del regno per formare con esse una autentica linea telegrafica in grado di comunicare anche nell'interno gli eventuali allarmi in caso di invasioni o scorrerie.

Egualmente negli altri stati italiani era stato sentito il pericolo. Le flotte venivano rinnovate e si sancivano “Sante Alleanze” in nome del Cristianesimo. I navigli mercantili erano fatti scortare da spericolati navigatori che assumevano l'appalto di proteggere il viaggio dai corsari e dai pirati che scorrazzavano in lungo e in largo per il Mediterraneo sulle loro agili e velocissime imbarcazioni. Questi navigatori, adoperavano gli stessi metodi di attacco dei loro nemici, comportandosi, a loro volta, talora anch'essi come corsari. Dal XV al XIX secolo la storia navale ebbe quasi sempre quali protagonisti pirati e corsari costantemente attivi in una incessante guerra marinara che travagliò in varie fasi il Mediterraneo. Molto spesso, dagli storici occidentali sono indicati come pirati degli autentici condottieri di flotte ottomane, di cui più d'uno italiano, molti dei quali concorrevano a portare in pareggio il bilancio degli stati arabi africani.
Propriamente si intendeva per “pirata” chi correva il mare e depredava i vascelli e le coste per il proprio tornaconto, spesso in combutta con i banditi dell'entroterra, che non poche volte si accordavano con esso per favorirne attacchi a sorpresa e guidare l'invasore per le campagne , ricevendo in cambio parte del bottino. Il corsaro invece o un mercenario del mare al servizio di un governo, con regolare investitura, in cambio dei mezzi e delle navi e addirittura anche un salario, che il governo gli forniva, si impegnava a far opera continua di disturbo contro le coste e le navi nemiche. In tal caso nelle loro imprese i corsari avevano completa autonomia decisionale e responsabilità della loro flotta, ma sempre dividevano il bottino col governo dal quale dipendevano. Tuttavia spesso questa distinzione tra pirati e corsari non poteva essere assoluta.

Le imprese della guerra da corsa talora furono veri episodi di guerra marinara, tal’altra consistevano in imprese banditesche e assalti improvvisi ai centri costieri od ai porti, che venivano occupati temporaneamente per fungere da basi d'appoggio per razziare nell'interno ogni sorta di prodotto artigianale, agricolo, oppure gli stessi abitanti che venivano venduti schiavi nei mercati africani.
Nella politica marinara turca certo la pirateria era sempre al primo posto e costituiva anzi uno dei maggiori cespiti di guadagno. E inoltre, dal momento che progressivamente si andavano rallentando i traffici con l'Oriente, essendo più difficile realizzare pingui bottini dall'assalto delle navi, i Saraceni si dedicarono alle scorrerie lungo le coste soprattutto italiane.
Tuttavia, è bene sottolineare che non tutti gli assalti furono azioni di guerra, in quanto era molto comodo a pirati “occidentali” fare incursioni rubando anche ai connazionali, travestiti da turchi o schiavoni. Poiché, molti di diversa bandiera erano corsari, ma tutti in quei secoli furono pirati: Papi, Imperatori, sultani e condottieri.

Ritratto popolare del pirata Dragut, fonte: Wikipedia
Ritratto del pirata Dragut,
fonte: Wikipedia

Tra i più famosi corsari ricorderemo:
Al servizio dei turchi: Leone Strozzi, priore di Capua e capitano delle galere dell'ordine di Malta; i quattro fratelli Barbarossa, Dragut, noto per l'assedio di Malta (1565) e per le scorrerie lungo le coste adriatiche; Uluc Alì, od Occhialì famigerato frate calabrese il cui vero nome era Luca Galeni, che combatté a Lepanto (1571). Al servizio della Sardegna furono: Francesco Torelles e Michele Bousquets (1487). Per la corte pontificia combatterono i ben noti corsari Paolo Vettori ed Andrea Doria. Quest'ultimo passò in seguito al servizio della Francia e quindi della Spagna e spesso fu in combutta coi Turchi.
Al servizio dei Genovesi era Pregent de Bidoux, francese, il famigerato Piergiovanni delle nostre cronache, che nel 1502 cannonegiò Taranto ed in seguito saccheggiò i casali dell'interno. Alcuni di questi personaggi prima di divenire corsari erano stati pirati come i Barbarossa ed il frate Occhialì.
Dragut divenne pirata quando si staccò dalla flotta ottomana. Bartolomeo Peretti e Lazzarino Calabrese furono invece sempre pirati che depredavano per loro tornaconto anche i vascelli degli altri pirati. Tuttavia a causa delle mire espansionistiche dell'Impero Ottomano i corsari Saraceni più di tutti gli altri costituivano il temuto ed incombente pericolo da cui salvaguardarsi, specialmente dopo che Selim I, vinti i Mammalucchi d'Egitto, era riuscito a compiere la vera “unificazione dei credenti”; per cui erano divenuti un unico popolo tutti i mussulmani dell'Asia minore e della intera costa settentrionale africana. Mentre la potenza della Serenissima, un tempo regina del Mediterraneo, andava declinando, le scorrerie barbaresche si intensificavano. Le più colpite erano sempre le coste pugliesi in particolare, quelle Salentine.

Brano tratto da: Castelli torri ed opere fortificate di Puglia, a cura di R. De Vita, Bari 1974
Pubblicato il: 7 Marzo 2008