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Se dobbiamo riconoscere al'architettura castellana pregi direi quasi “funzionalistici” per la sua essenzialità e per la perfetta rispondenza alle esigenze precise che di tempo in tempo la determinarono, tale discorso è ancor più calzante per le torri che sorsero lungo le coste, progettate ed eseguite rinunciando a qualsiasi decorativismo. Volendo raggrupparle tipologicamente a seconda della forma possiamo distinguere almeno cinque tipi diversi. Le torri più antiche, risalenti generalmente alla prima metà del '500 e presenti sulla costa settentrionale del Gargano e lungo le coste Salentine più meridionali, a Sud di Otranto e Gallipoli, hanno i paramenti in pietrame, base troncoconica compatta su cui si imposta la parte cilindrica con all'interno un unico ambiente voltato. Sotto il basamento o entro di esso vi è ricavata l'ampia cisterna nella quale si raccoglieva l'acqua piovana che scendeva dal lastrico. A questo tipo, dopo il viaggio del Salazar fu definitivamente preferito l'altro quadrangolare. Tale forma ebbero quasi tutte le torri costruite successivamente dalla Real Camera.

torre d'alto lido, prima tipologia costruttiva
Torre d'Alto Lido, prima tipologia.
torre sabea, seconda tipologia
Torre Sabea prima dei restauri, seconda tipologia

La loro altezza si aggira intorno ai 12 metri, la misura del lato di base esternamente è in genere di 10 o 12 metri ed internamente di 5 o poco più, dal momento che i paramenti sono verticali all'interno ma scarpati all'esterno per facilitare l'azione delle caditoie e conferire maggiore solidità alla struttura. L'inclinazione della scarpa è del 5%. Le caditoie sono generalmente tre per lato, raramente più, come nella torre d'Ofanto che ne ha cinque su ogni lato.
Sono realizzate sempre in controscarpa con una inclinazione dell'8% verso l'interno. Il muretto di protezione delle caditoie è spesso incurvato verso l'interno per evidenti esigenze d'uso. La cisterna è quasi sempre ricavata nello spessore del muro del basamento, su di un lato, opposto al quale c'è spesso un camino. Talora, se la base della torre non è piena e la cisterna è completamente sotterranea, al livello del terreno si trova un ampio vano. Il più dell volte, invece, l'unico ambiente interno è situato al piano superiore nel quale si apre l'ingresso sempre sopraelevato per motivi di sicurezza.
Dimensioni più imponenti, quasi doppie rispetto a quelle precedenti, ebbero le torri costruite intorno al 1580, qualcuna in capitanata ed altre lungo la costa ionica del territorio di Nardò. A pianta quadrangolare si elevano con poderose pareti verticali  su un altissimo basamento troncopiramidale. Pure grandissime, ma circolari furono le torri erette sul finire del '500 all'estremo capo di Leuca: torre dell'Omo Morto (trasformazione attuale del toponimo latino Domini Marti che qualche secolo fa già era divenuto dell'Omini Morti) e di Porto Badisco, simili alle vicinissime e coeve torri gemelle di Salignano e di Cocumola, sorte qualche chilometro dalla costa, e dalle quali la prima si trova attualmente in buone condizioni, mentre la seconda è completamente scomparsa alcuni decenni or sono. Forma ottagonale presenta la torre grandissima di San Giovanni d'Ugento edificata nel 1565 per ordine del duca d'Alcalà don parafan de Ribera. Le torri costruite da privati, come si disse, ebbero forme particolari.

Molto simili tipologicamente sono quelle di San Pietro in Bevagna e di Santa Sabina; di ampie dimensioni hanno forma stellare a quattro punte. La prima costruita alla fine del XV secolo nella marina e feudo del monastero di San Lorenzo di Casalnuovo, presso Manduria, quale residenza estiva dei monaci e per depositarvi le biade, fu espropriata nel 1578 dalla Real Corte che la comprò per 80 ducati. La Torre di S. Sabina, eretta all'inizio del XVI secolo dal barone di Carovigno fu acquistata nel 1597 dalla Real Corte. Poiché gli appaltatori in genere erano locali, naturalmente anche sul luogo venivano reperiti la mano d'opera ed il materiale costruttivo. Per questo motivo, mentre per quanto riguarda la forma, le differenze fra torri di uno stesso tipo e periodo sono irrilivanti, c'è spesso una enorme differenza costruttiva, soprattutto per quanto riguarda il materiale usato. La maggior parte delle torri ha i paramenti in pietrame informe. La intercapedine fra il paramento esterno e quello interno è colmata con pietrame minuto, malta e pozzolana con una tecnica non molto dissimile da quella dei “furnieddhri o chipùri”, i trulli salentini, sparsi nelle campagne circostanti. Raramente i paramenti sono realizzati con blocchetti squadrati ed, anche se ciò avviene, molto diverso è il grado di accuratezza nella lavorazione e nel taglio del materiale lapideo. Per di più diversissimo è lo stato di conservazione a seconda della natura di esso. Le torri in pietra calcarea naturalmente risultano nel complesso meglio conservate rispetto a quelle di bionda e tenera arenaria che la salsedine ha sforellato, se non addirittura trasformato in ruderi. Notevole è la poderosa torre Mattoni che sorge poco lungi dalla foce del Bradano, in una zona prevalentemente sabbiosa, perciò venne costruita con paramenti in mattoni tanto che scorgendola, stretta tra il folto e ombroso pineto della “Forestale”, sembra più un monumento romano che una torre cinquecentesca. Quando era ormai tramontata l'epoca dei corsari e dei pirati, le torri di avvistamento continuarono ad essere usate per il controllo anticontrabbando della costa e nelle due guerre recenti vi furono allocati soldati muniti di mitragliere, con il bel risultato che all'opera deteriorante del tempo vennero in aiuto, per peggiorare lo stato delle torri, anche le bombe degli aerei ed i proiettili scagliati loro contro da terra e da mare. Attualmente moltissime sono scomparse, di altre rimangono i ruderi, di quelle discretamente conservate solo qualcuna, di proprietà privata, è stata ben restaurata; tutte le altre, trasformate in fari, adibita a sedi della Guardia di Finanza o della Marina o della Forestale, risultano malamente ristrutturate. La maggior parte delle torri costiere non sono infatti neppure vincolate come monumenti.

Torre Squillace, terza tipologia
Torre Squillace, terza tipologia, questa torre è in gravi condizioni statiche,
vedi sezione Denunce
Torre San Pietro in Bevagna, sorta su di un antico luogo di culto
Torre di San Pietro in Bevagna, con la caratteristica forma a cappello di prete e la chiesa dedicata all'omonimo Santo

Per quanto riguarda la toponomastica è bene accennare che grandissimo è il numero delle torri intitolate al nome dei santi. Molti di tali nomi tramandano il ricordo di primitive chiesuole intorno alle quali esistevano piccoli casali. Un diploma di Federico II di Svevia, concede alla giurisdizione dell'arcivescovo di Otranto una lunga serie di chiese e casali che corrispondono, per località e per nome, alle successive torri costiere che si eressero tre secoli dopo. Evidentemente a causa delle incursioni continue, chiese rurali e casali costieri furono abbandonati ed andarono distrutti uno dopo l'altro, mentre rimase di essi il nome che fu ereditato successivamente dalle torri di vedetta. Talvolta, quando sorse la torre, erano ancora esistenti la chiesa omonima ed il casale come testimoniano alcuni documenti.

Brano tratto da: Castelli torri ed opere fortificate di Puglia, a cura di R. De Vita, Bari 1974
Pubblicato il: 8 Marzo 2008