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Per diminuire l'efficacia della sorpresa già erano state erette da privati, nei luoghi più frequentemente bersagliati dalla costa, torri di vedetta situate in posizione emergente e panoramica. Alcune negli stessi luoghi di più antiche torri romane o bizantine o sveve o angioine. Dal momento che il principio difensivo, già adottato sin dall'epoca romana, di proteggersi mediante torri di avvistamento, continuava ad essere ancora validissimo. Nei primi anni del suo regno, Carlo V si ripropose di proteggere le coste con una serie di tali vedette. Nel 1532 il Vicerè don Pedro di Toledo (1513-1559) emanò un'ordinanza con la quale si obbligava i privati ad erigerne altre. Tuttavia l'ordine non fu assolutamente eseguito. Per cui solo dopo il 1563, in seguito ad un nuovo editto emesso dal Vicerè don Pedro Afan o Parafan de Ribera, duca di Alcalà, si cominciò ad attuare, per conto e sotto la direzione dello stato, l'antico programma della costruzione della catena di torri marittime. Nelle istruzioni del 1563, il Vicerè e la Real Camera ordinavano costruirsi che non fosse voluta dalla Real Corte e che tutte le fortificazioni costiere, riconosciute di pubblica utilità dovevano essere espropriate dietro giusto risarcimento ai proprietari. Lungo tutte le coste gli ingegneri regi avrebbero stabilito i luoghi ove costruire altre tori di vedetta, ad una distanza l'una dall'altra per cui ciascuna fosse visibile dalle due più vicine.

Atlante Sallentino del Pacelli
Le torri costiere, nell'Atlante Sallentino del Pacelli del 1807

Ne sarebbe risultata una ininterrotta linea fortificata, i cui elementi potessero comunicare visivamente, tramite segnali fra loro, mediante fumate di giorno e il fuoco di notte, e raramente, acusticamente mediante una campana. Con queste torri, presidiate da pochi armati e munite di pochi pezzi di artiglieria, non si sperava certo di difendere le coste o di arginare le incursioni ma di preavvisare i centri abitati dell'interno perché si preparassero a ricevere degnamente i temuti e indesiderati ospiti.
Con l'editto del 1563 l'importo della costruzione di ciascuna torre veniva imputato alla o alle più vicine Università che ne ricevevano benefici per la sicurezza. In tal caso le spese sarebbero state ripartite in rapporto al numero dei fuochi, cioè delle famiglie, di cui era composta ciascuna Università, ossia centro abitato.
Ogni torre doveva contenere generalmente il minor numero possibile di armati poiché non aveva compiti difensivi, né infatti veniva quasi mai assalita dagli invasori, che preferivano effettuare le loro razzie e scomparire. Per lo stesso motivo la maggior parte delle torri erano infatti molto piccole.

Infatti delle pugliesi solo poche erano di maggiori dimensioni rispetto alle altre, quasi unicamente alcune della costa ionica del Salento a Nord di Gallipoli e qualche altra in Capitanata o sulla costa brindisino leccese. Le torri più grandi erano tali o perché costruite da privati per potervisi rifugiare, o perché sede del comando di altre torri vicine o di riserve di uomini, vettovaglie, materiali, o dei “cavallari”. Erano, questi, uomini che avevano il compito di perlustrare a cavallo le coste e le zone circostanti, o partire verso l'interno per avvisare i centri lontani che non era possibile raggiungere con gli eventuali segnali d'allarme visivi prodotti con fuoco e fumo; o acustici prodotti con campane o corni. I cavallari venivano eletti ogni tre anni, erano ordinari e straordinari, dipendevano da un capo che ne controllava parecchi. Poiché anche il mantenimento degli uomini era imputato alle Università, per ragioni economiche, vennero più tardi organizzati anche volontari scelti tra gli abitanti. alcune torri possedevano anche una barca con rematori: la “feluca di guardia”. Ogni torre aveva una cisterna per l'approvvigionamento idrico nella quale si raccoglieva l'acqua del lastrico. L'ingresso era sempre posto al piano superiore e vi si accedeva generalmente tramite una scala lignea che veniva abbassata dall'interno solo per chi non era temuto. Le scale monumentali che troviamo addossate a numerose torri appartengono generalmente ad un tempo più recente. Pur se i progetti di costruzione vennero dal centro la mano d'opera fu reperita sul posto. I lavori procedettero con lentezza impressionante perché le università adducevano continue ragioni per non sborsare il denaro chiedendo l'esenzione dal pagamento per povertà o altri motivi.

Nonostante la Real Camera si industriasse ad emanare diversi ordinamenti per risolvere questi problemi tuttavia le torri di vedetta progettate non furono approntate con la giusta celerità. Nè mai furono sufficientemente armate e coscenziosamente servite per cui molte furono smantellate mentre erano ancora in costruzione; quando non andavano i rovina spontaneamente perché mal costruite da appaltatori disonesti. Nel 1567 il governo, rendendosi conto che non era giusto far pesare le spese di costruzione e armamento delle torri solo alle Università, cioè ai centri abitati, ad esse più vicini, estese la tassa a tutte le Università che distavano meno di 12 miglia dal mare. Con questa nuova esazione, più giusta, nuovo denaro affluì nelle casse dello Stato per una efficace ripresa dei lavori. Il Vicerè conferì pieni poteri al presidente della Real Camera Alfonso Salazar che si recò personalmente ad ispezionare tutte le marine con l'ingegner Scala, riuscendo ad incrementare i lavori ed a rendere funzionanti molte torri nominando cavallari e comandanti. Nella primavera del 1568 egli venne in Capitanata ove nell'anno precedente era stata ordinata la costruzione di tredici torri, oltre le dieci già ordinate nel 1564 e non ancora costruite. Egli si accordò con Giovan Maria della Monica della Cava cui appaltò ventuno torri complessivamente. Nel maggio dello stesso anno visitò il resto della Puglia assegnando numerosi appalti per nuove torri che sul finire dell'estate del 1569 erano già terminate, come annunziava lo stesso Vicerè alla Real Camera nel dar ordini per la provvista delle artiglierie. Dopo questo periodo, che diede i maggiori frutti, il denaro impegnato per sostenere le spese di costruzione ed il rimborso alle Università era finito per cui le fabbriche non terminate, sospesi i lavori, venivano facilmente smantellate durante le razzie e incursioni. Sembrò allora che l'operato di dieci anni andasse perduto. Dopo un nuovo incremento, datato fra il 1570 e il 1573, di colpo si ebbe un nuovo arresto dei lavori. Tra il 1580 e il 1581 essi ripresero grazie alla imposizione di nuove tasse.
Nel 1590 il numero complessivo delle torri era di 339. Eppure si era ancora lontani dall'aver realizzato quella continua catena di avvistamento prevista, in quanto occorreva la costruzione di altre che ne infittissero il numero; e per di più moltissime erano già in rovina per mancanza di manutenzione e quindi venivano abbandonate dai guardiani, a loro volta malcontenti per le minime paghe che ricevevano. Essi si trasferivano nelle altre vicine o nelle borgate disertando il servizio con grave pericolo per la sicurezza del paese.

Cisterna di Torre Lapillo
Cisterna di Torre Lapillo
Palazzo dell'Università di Copertino
Il Palazzo dell'Università di Copertino
Nel 1592 non erano ancora terminate le torri di Terra d'Otranto appaltate dieci anni prima. Per cui nel 1594 fu imposta una nuova tassa in seguito alla quale fu possibile terminarle entro il 1608, compresa la torre dell'Orte, presso la città d'Otranto, che era stata iniziata nel 1565. Non sappiamo con precisione quando ebbe effettivamente la costruzione generale progettata nel 1563.Forse l'opera dovette essere ormai compiuta nel 1748. Allora nel regno di Napoli si contavano 379 torri delle quali 131 in Puglia, 25 in Capitanata, 16 in Terra di Bari, 80 in Terra d'Otranto. Nel 1720 molte di esse erano state cedute ai più disparati personaggi - tra cui ecclesiastici, donne e monache- che le tenevano con il titolo di capitani torrieri. Quindi purtroppo il grandioso disegno progettato all'inizio del '500 di sbarrare le coste al nemico rubandogli il prezioso vantaggio della sorpresa si rivelò un'utopia per le enormi difficoltà che l'attuazione di un'impresa così complessa e imponente aveva presentato.
Brano tratto da: Castelli torri ed opere fortificate di Puglia, a cura di R. De Vita, Bari 1974
Pubblicato il: 8 Marzo 2008