Nonostante la Real Camera si industriasse ad emanare diversi ordinamenti per risolvere questi problemi tuttavia le torri di vedetta progettate non furono approntate con la giusta celerità. Nè mai furono sufficientemente armate e coscenziosamente servite per cui molte furono smantellate mentre erano ancora in costruzione; quando non andavano i rovina spontaneamente perché mal costruite da appaltatori disonesti. Nel 1567 il governo, rendendosi conto che non era giusto far pesare le spese di costruzione e armamento delle torri solo alle Università, cioè ai centri abitati, ad esse più vicini, estese la tassa a tutte le Università che distavano meno di 12 miglia dal mare. Con questa nuova esazione, più giusta, nuovo denaro affluì nelle casse dello Stato per una efficace ripresa dei lavori. Il Vicerè conferì pieni poteri al presidente della Real Camera Alfonso Salazar che si recò personalmente ad ispezionare tutte le marine con l'ingegner Scala, riuscendo ad incrementare i lavori ed a rendere funzionanti molte torri nominando cavallari e comandanti. Nella primavera del 1568 egli venne in Capitanata ove nell'anno precedente era stata ordinata la costruzione di tredici torri, oltre le dieci già ordinate nel 1564 e non ancora costruite. Egli si accordò con Giovan Maria della Monica della Cava cui appaltò ventuno torri complessivamente. Nel maggio dello stesso anno visitò il resto della Puglia assegnando numerosi appalti per nuove torri che sul finire dell'estate del 1569 erano già terminate, come annunziava lo stesso Vicerè alla Real Camera nel dar ordini per la provvista delle artiglierie. Dopo questo periodo, che diede i maggiori frutti, il denaro impegnato per sostenere le spese di costruzione ed il rimborso alle Università era finito per cui le fabbriche non terminate, sospesi i lavori, venivano facilmente smantellate durante le razzie e incursioni. Sembrò allora che l'operato di dieci anni andasse perduto. Dopo un nuovo incremento, datato fra il 1570 e il 1573, di colpo si ebbe un nuovo arresto dei lavori. Tra il 1580 e il 1581 essi ripresero grazie alla imposizione di nuove tasse.
Nel 1590 il numero complessivo delle torri era di 339. Eppure si era ancora lontani dall'aver realizzato quella continua catena di avvistamento prevista, in quanto occorreva la costruzione di altre che ne infittissero il numero; e per di più moltissime erano già in rovina per mancanza di manutenzione e quindi venivano abbandonate dai guardiani, a loro volta malcontenti per le minime paghe che ricevevano. Essi si trasferivano nelle altre vicine o nelle borgate disertando il servizio con grave pericolo per la sicurezza del paese.
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Cisterna di Torre Lapillo |
Il Palazzo dell'Università di Copertino |
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