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Nel Salento l'architettura è certamente testimoniata da castelli, palazzi nobiliari, roccaforti, masserie fortificate e centri storici, ma è soprattutto nelle campagne che l'architettura ha mantenuto la purezza e l'essenzialità delle forme senza esserne deviata dal fascino degli stili, creando ciò che nelle varie aree prendono il nome di furnieddhri, truddhri, pajare o pagghiare. |
La seconda tipologia, la si incontra a maggiore distanza dai centri urbani, ad esempio lungo le coste rocciose, come quelle da Torre Squillace a Torre Uluzzo, o più nell’entroterra nelle zone marginali, rocciose e macchinose, oltre che negli uliveti; questa tipologia è la più diffusa, le sue caratteristiche sono, la dimensione, alta e larga, un ambiente ampio capace di ospitare 3 o 4 persone, spesso presenta parti con malta, ad esempio sulla gradonatura, in modo da convogliare le acque meteoriche nel pozzo o nella cisterna adiacente, questa tipologia più autosufficiente permetteva, di stare nell'appezzamento di terreno per le pratiche agricole, come ad esempio la raccolta delle olive a dicembre-gennaio, oppure la raccolta e l’essiccatura dei prodotti estivi, da qui la denominazione di furnieddhru ossia piccolo forno. |
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Le tecniche costruttive erano gelosamente tramandate da padre in figlio, da pochi contadini esperti nella realizzazione di questi ripari. |
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Successivamente si incominciava a sovrapporre le pietre provenienti dal proprio fondo, come nella realizzazione di un muretto a secco; ciò avveniva per le pareti perimetrali, dandogli una leggera scarpatura. Per la realizzazione della “falsa cupola” cioè l’interno composto da un unico vano a pianta circolare lo schema strutturale può sembrare complesso ma in realtà è elementare: la costruzione si innalza attraverso anelli di pietra grezza con forma piatta per lo più allungata che formano dei cerchi sempre più stretti e aggettanti all'interno della stanza, questi conci sono sistemati completamente a secco stabilizzati con pietre più piccole a forma molto piatta (scarde in dialetto) che stabilizzano i vuoti lasciati in modo che non risultino spinte a vuoto, infine il buco che rimaneva in sommità veniva coperto con una grossa lastra di pietra (chianca) che può portare incisa una croce come simbolo ben augurate o forse la firma del costruttore (una "x" dato l'analfabetismo), oppure la data di creazione. L’intercapedine tra il muro esterno e quello interno, veniva riempito con altro pietrame e materiale più minuto, mischiato e costipato con la parte più argillosa del terreno. |
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Successivamente veniva realizzata la copertura, sulle gradonature, originariamente, incastrando pietre piatte, con tra gli interstizi, argilla, dove poi crescevano naturalmente dei muschi, questa tecnica offriva una discreta impermeabilizzazione, infatti in tempi successivi si è applicata la malta. Al vano centrale vi si accede dall'esterno tramite un corridoio, lungo quanto lo spessore della muraja, svariati sono le tipologie di architravi che lo sorreggono, la più comune è costituita in pietra a due blocchi a contrasto che formano dei triangoli di scarico di carparo o tufo, altre volte, un unico elemento lapideo, oppure nelle costruzioni più recenti l’arco a tutto sesto.
Altri accessori erano ricavati nello spessore della muratura, come le scale per accedere ai gradoni, o nicchie all’interno per riporre vettovaglie e la lucerna, oppure realizzate a sbalzo con pietre più lunghe, come scale o mensole, per legare gli animali da soma. All’esterno possono essere presenti, lu sittaturu, un elemento basso e orizzontale la quale funzione è quella di sedile, serviva come ritrovo serale per il nucleo familiare e per altra gente che abitava in costruzioni simili nei paraggi, seduti davanti al focolare a parlare, il recinto per gli animali, il recinto per proteggere gli alberi dal vento, la pozzella, il pozzo, il forno. Riguardo alle origini di queste costruzioni, permane ancora il mistero, il principio costruttivo della falsa cupola, fanno certamente ricordare le costruzioni a tholos, come la famosa tomba di Agamennone, e i Nuraghe sardi, anche come aspetto esterno. Eppure tipologie simili sono sparsi in tutto il bacino del mediterraneo, seppur con forme diverse, come a Pantelleria, nelle Baleari, nelle Alpi svizzere, in Croazia, tutte denominate da un fattore comune ovvero una massiccia presenza di pietrame nei terreni. |
| Altre immagini illustrative: |
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Vista dall'interno, è ben visibile la nicchia per la lucerna, e la disposizione dei corsi lapidei, foto scattata, nei pressi di Masseria Vittorio o Bittorio a Copertino. |
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Piccola cisterna ricavata nel banco tufaceo e successivamente intonacata con cocciopesto, foto scattata nella Palude del Capitano |
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Sezione, pianta e prospetto con dettaglio, di un riparo tipo, in località"la strea" |
Alcuni link: |
Pubblicato il 21 dicembre 2007 |
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