-->
Siti, blog e web hosting gratis Crea sito web
menù  superiore
Cappella di Santa Barbara
Sorta in epoca tardo mediavale tra una distesa di ulivi, questa cappella è divenuta famosa nel '600 per aver visto San Giuseppe da Copertino flagellarsi numerose volte durante la sua permanenza nel convento della Grottella.
La cappella è costituita da un unico vano di pianta quadrata la cui copertura originariamente a botte fu sostituita da una volta a stella in quanto parzialmente crollata insieme al campanile a vela costruita nel '700, subito dopo la beatificazione di padre Giuseppe Desa. Dopo anni di abbandono è stato sottratta all'ingiuria del tempo e nel 1976 restaurata a cura di una coppia di devoti del Santo.
In questa cappella San Giuseppe da Copertino si rifugiava spesso per sottoporsi a dure penitenze corporali, come affermano il suo primo biografo, Roberto Nuti, il quale visitò questi luoghi nel 1655 e alcuni testimoni nel corso del processo informativo di Nardò nel 1664.
Tra questi il pastore Carlo Centonze che dichiarò di aver visto ben quindici volte fra Giuseppe rinchiudersi in quella cappella e flagellarsi. Lo stesso affermò di aver visto per terra e sulle pareti interne, numerosi schizzi di sangue del Frate. Un'altra testimonianza al riguardo fu resa dal cacciatore Matteo De Blasi durante il processo apostolico che si tenne a Nardò nel 1689. "Più volte vidi fra Giuseppe la mattina all'uscita del sole, uscire dal convento della Grottella et andare alla detta Cappella di S. Barbara, ed esso l'apriva con la chiave, e poi entrava dentro e si serrasse... ed io ch'era caruso, hebbi la curiosità d'andare a spiare dalla fessura della porta... e lo viddi... che si batteva forte... con un fascio di cordelle con le punte di ferro, che cacciava tanto sangue, che cadeva per terra et imbrattava le pareti"
Nel muro di destra. una strettissima scala portava sul terrazzo dove una minuscola nicchia conteneva una campana. Una leggenda ancora viva nella nostra popolazione, vuole che sotto la chiesetta passasse una galleria che univa una volta i conventi di Casole e della Grottella. Non è facile oggi poter affermare quanto ci sia del vero in questa leggenda; è certo che dai due conventi si dipartono due strete gallerie che convergono nella stessa direzione, ed è altrettanto certo che, i monaci basiliani, in quei primi secoli del cristianesimo, ebbero li dimore.
Cappella di Santa barbara
Facciata della cappella di Santa Barbara
Interno della Cappella
L'interno voltato a stella e l'altare
Cappella del Crocefisso o del Moro
Cuneddhra del moro o del crocefisso
La cappela del moro e gli affreschi
Affreschi della crocefissione
La cappella del Crocefisso o del Moro è una tra le più antiche, di tutto il territorio di Copertino, situata di fronte ai ruderi del convento di Santa Maria di Casole, in un bivo stradale in cui convergono strade provenienti da San Vito, Copertino e li Tumi; in un area considerata archeologica, ma non tutelata. Nei pressi, precisamente al bivio delle vie vicinali Vetere e Pappo, vi è un villaggio di origine medievale, ormai del tutto cancellato, in cui sono presenti resti di pozzelle, necropoli, e abitazioni a grotta.
La tipologia di questa cappella è quella della cuneddhra (icuneddhra ossia iconella, piccola icona) come segnavia a sema iconico: gli storici viaggiatori abituali (commercianti, artigiani ambulanti, saltimbanchi, militi, monaci “circantini”, portatori, mulattieri, carovanieri, cacciatori e pastori) ritrovavano, ben visibile, l’indicazione del percorso per raggiungere una meta, districandosi nell’intrico viario senza smarrirsi, inoltre di notte o in caso di forti acquazzoni poteva dare riparo al'inerte viandante.
Le tecniche costruttive sono tipiche del basso medioevo; come la volta a crociera del vano, e l'utilizzo per le pareti di tamponatura di pietrame irregolare cementato con malta, i conci di tufo sono solo utilizzati per i pilastri e per la facciata esterna a causa dell'alto costo all'epoca del tufo e della difficoltà nell'estrarlo. All'interno labili affreschi in cui si può scorgere, parte della crocifissione, da cui prende il nome, e due figure femminili, forse, la Maddalena e Maria di Nazareth; queste pitture, sono purtroppo usurate dal tempo e dal ignoranza degli uomini, mascherati da collezionisti, che hanno volutamente staccato parte degli affreschi come i volti dei Santi. Nel vano è anche presente un originale e molto bello presepe in pietra, che nei periodi natalizi viene illuminato a festa.
La cappella fino a pochi anni fa, era abbandonata a se stessa, restaurata perfettamente da un'associazione copertinese, casello 13, che la ha riportata all'antico splendore ed è meta di visitatori domenicali.