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Immerso tra il verde degli ulivi salentini e a pochi chilometri dal blu del mare Ionio sorge Copertino, un comune popolato da poco meno di 25000 abitanti. Se dovessimo descriverla con un’immagine che la rappresenta, senz’altro ci lasceremmo catturare dal mastio di uno splendido castello, che ci riporta ai fasti di epoche lontane, di battaglie tra saraceni e cristiani, di cavalieri e di popoli che si susseguivano nelle loro dominazioni. Proviamo dunque a ripercorrere con un tuffo nel passato la storia di questa città, per capire i cambiamenti nel tempo che ce la consegnano come oggi la vediamo, con tutte le sue bellezze e le sue contraddizioni. Copertino nasce come borgo medioevale tra il VI e il VII secolo con una denominazione alquanto ambiziosa Conventio populorum (università dei popoli), quasi a voler evidenziare il “melting pot” che già allora poteva vantare il Salento. Unì infatti gli abitanti degli agglomerati urbani vicini, che oggi costituiscono peraltro alcuni famosi rioni copertinesi, quali Mollone, Casole, Cigliano e Cambrò. Ad oggi infatti il simbolo di Copertino è un albero di pino alle cui radici stanno una C ed una P, che, da quanto detto prima, non è difficile immaginare cosa rappresentino. La dominazione bizantina lasciò in eredità la neonata Conventio prima ai normanni, poi agli svevi e da ultimo alla dinastia D’Angiò, che completò l’opera più sontuosa che ancora oggi svetta a Copertino, il meraviglioso Castello. |
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In epoca medioevale il feudo di Copertino fu elevato al rango di contea, di cui divenne il capoluogo, dominando su Galatone, Leverano e Veglie. Dopo la dominazione bizantina le dinastie normanne, sveve ed angioine che si sono succedute hanno fregiato la città con monumenti che ancor oggi possiamo ammirare, come la Chiesa Matrice, già intitolata nel 1235 alla Vergine delle Nevi (S. Maria ad Nives, in onore della quale si organizza tuttora il 4 e 5 agosto il corteo storico folkloristico). |
In alto lo stemma civico del Comune di Copertino;
in basso il cinquecentesco Castello, Monumento Nazionale Italiano dal 1885. |
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Con il matrimonio di Maria d'Enghien, contessa di Lecce e di Copertino, con Raimondello Orsini la contea fu inserita nel principato di Taranto. In occasione del matrimonio di Caterina loro figlia con il cavaliere francese Tristano Chiaromonte, la contea passò al governo di quest'ultimo il quale ne elevò gradualmente il suo capoluogo. Fu proprio il conte Tristano, secondo la traduzione di alcuni atti che nel 1430 fece cingere per primo l'ellittico centro antico di Copertino. Si dice che costui allacciò buoni rapporti con il clero locale. Ma divenne ancor più famoso quando dette in moglie la figlia Isabella Chiaromonte all'aragonese Ferrante, figlio di Alfonso ed erede al trono di Napoli. Tra la fine del '400 e la prima metà del '500 Copertino divenne un polo di forte interesse commerciale grazie alle infinite distese di uliveti i cui frutti venivano macinati in numerosi frantoi ipogei, mentre l'olio veniva trasportato nel vicino porto di Gallipoli per essere spedito nei paesi nordici. Questo relativo benessere economico favorì l'accentramento della popolazione e quindi un lento ma progressivo incremento demografico. Nell'antico centro abitato sorgerà il Convento di San Francesco. Con l'avvento degli Aragonesi al potere, i quali lo conquistarono con l'aiuto dell'esercito spagnolo e alcuni cavalieri albanesi, nel 1498 la contea di Copertino fu concessa ai Castriota Scanderberg, albanesi appunto, in segno di gratitudine per l'aiuto prestato. Con la loro presenza, durata quasi per tutta la prima metà del Cinquecento, Copertino visse il periodo più florido e proficuo della sua storia. |
A Giovanni Castriota si deve la ristrutturazione del complesso monastico di Casole per affidarlo ai Minori Osservanti. Suo fratello Alfonso, generale di Carlo V, ampliò e fortificò la cinta muraria. A ridosso della chiesa Matrice fondò il Monastero di S. Chiara il cui badessato, fino al Settecento, fu retto da tutta una generazione di Castriota. Ma l'opera che maggiormente lo consegnò alla storia copertinese fu l'ampliamento del vecchio maniero il cui progetto affidò all'architetto militare Evangelista Menga. Di pari importanza fu anche lo sviluppo dell'edilizia civile incrementato dalla borghesia che scelse di stanziare a Copertino lusingata dagli stessi Castriota. Con la scomparsa di Antonio, ultimo discendente maschio di Alfonso Castriota, la contea di Copertino passò alle dipendenze del Viceregno spagnolo che nel frattempo aveva scalzato la dinastia aragonese. Fu, questa, l'epoca del baronaggio forestiero che si instillò nella zona e trasformò le nostre genti, facendo crescere in loro un forte senso di appartenenza alla Spagna al punto che si sentivano spagnole per tendenza, per lezioso cerimoniale e per umiliante soggezione al Consiglio madrileno. La contea di Copertino fu quindi messa all'asta e, nel 1557, venne acquistata da Vittoria D'Oria, madre dell'arredatore genovese Uberto Squarciafico per 29.700 ducati. Da questi passò a Giulio Cesare che, morto senza eredi maschi, nel 1582 la trasferì a sua sorella Livia che, sposando Galeazzo Pinelli, la possedette col titolo di marchesato. Sul finire del XVI secolo i copertinesi godevano un relativo benessere. Il Rinascimento sarà il periodo più fiorente per l'architettura civile, il cui risultato sarà la nascita di sontuosi palazzi. |
E' noto che il Settecento fu segnato da carestie, terremoti e pestilenze. Ma se Copertino sembrò sfuggire a questi infausti eventi non poté salvarsi invece dalla morsa fiscale dei Borbone che, proprio nel 1742, introdussero il Catasto Onciario. La rivoluzione napoletana del 1799 aprì le porte del Regno di Napoli ai Francesi. Teoricamente scomparvero le angherie feudali, ma persisté la prepotenza di chi mal sopportava di essere stato privato di tanto gratuito benessere. Il matrimonio tra la figlia di Francesca Pinelli ed Antonio Pignatelli, Francesca Paolina, con Angelo Granito di Belmonte, infatti, rappresentò l'ultima nota di una feudalità titolata, ma ormai priva di potere. |
Per Copertino inizia l'era contemporanea. Un lungo e faticoso cammino interesserà il paese, che spenderà l’intero Ottocento per liberarsi dei fantasmi del feudalesimo, che così a lungo aveva tarpato le ali al sapere e alle energie dei suoi uomini. La legislazione dei napoleonidi, infatti, non troverà ancora uomini pronti a riscattare Copertino da un così lungo torpore. Il Regio Demanio collocherà ancora una volta uomini avidi di cose e di potere. La ridefinizione dei confini territoriali non assegnerà a Copertino nemmeno una marina, nonostante in antico regime i copertinesi provvedevano alla manutenzione di Torre Squillace. I suoi conventi e le sue chiese saranno depredati da cosiddetti ricevitori del Demanio che si impossesseranno delle opere d'arte o le faranno migrare altrove. Al breve periodo dei napoleonidi subentreranno nuovamente i Borbone. Gli animi dei copertinesi si ribellano. Si costituiranno anche qui sette carbonare con l'unico scopo di sensibilizzare gli animi a fare l'Italia unita. Le lotte si susseguirono fino a quando anche i Borbone non cedettero il passo alla volontà plebiscitaria. I copertinesi chiamati al voto plebiscitario furono, dunque, 1.420. In Terra d'Otranto votarono "si" in 94.570 mentre i "no" furono solo 929. Finalmente, il 21 gennaio 1861, venivano fissate le prime elezioni politiche. Il 14 marzo si apriva a Torino il primo Parlamento italiano. All'indomani dell'unificazione nazionale Copertino attraverserà una seconda faticosa fase di crescita. Tutti gli sforzi furono indirizzati alla bonifica del centro urbano, a rendere le strade praticabili ed applicare tutta una serie di regolamenti che ne scandissero il vivere civile. Un circolo di lettura, un teatro comunale, l'illuminazione delle strade con lampioni a petrolio sanciranno definitivamente l'affermazione della città borghese. |
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Pubblicato il 30 Aprile 2008 |
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