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Se in una giornata di primavera, catturati dai colori bruni dei tralci nei vigneti, da quelli accesi come il rosso dei papaveri, il giallo dei fiori di tarassaco ed il bianco delle margherite decidete per una volta di lasciare a casa la macchina, prendere la bicicletta e passeggiare sui meravigliosi rettilinei scaldati dal sole d’aprile non vi sarà difficile imbattervi in un ridente paese poco distante da Copertino, dove a farla da padroni sono il rosso della terra, il verde delle distese sconfinate di ulivi e l’odore forte ed avvolgente del vino: Leverano.
In questo paesino di poco più di tredicimila anime si scopre in realtà un crogiolo di storie, culture, modi di vivere e strategie economiche fuori del comune, che ne fanno un punto d’interesse di non poco conto. Entrandovi, e superando la parte moderna fatta da nuove costruzioni, non si può non rimanere colpiti dalla piazzetta centrale, Piazza Roma, con il suo orologio, in cui per un attimo si ha l’impressione che la storia si sia fermata su un acquerello di molti anni fa, con anziani signori, che, provati da una vita di duro lavoro nei campi finalmente si concedono al bar un po’ di meritato riposo, magari con una partita a carte e quattro culacchi raccontati agli amici.

Stemma comune di leverano
Piazza Roma e la torre federiciana
Secondo ricostruzioni degli storici locali, l’antica Liberanus fu fondata nel 540 d.C., a seguito delle ripetute invasioni, dagli abitanti dei casali di S.Angelo e Torricella, scampati alla furia distruttiva di Totila che vide il suo culmine nel 538.
La sua vicinanza a Porto Cesareo la rese ben presto appetibile preda dei Saraceni, sotto le cui mani cadde nel IX secolo. Con l’avvento dei Normanni sul territorio leveranese, il paese fu fregiato di una torre di difesa che tuttora svetta nel cuore del centro storico. La “torre federiciana” fu eretta nel 1220 per proteggere Leverano dalle frequenti scorrerie dei pirati che sovente attaccavano le coste di Porto Cesareo per poi penetrare nell’entroterra. Poco distante si può ammirare la Chiesa Matrice, iniziata nel 1589 e poi distrutta da un terremoto e ricostruita nella prima metà del Settecento. Rappresenta egregiamente la commistione tra rinascimento e barocco, come si può notare dal suo impianto decisamente rinascimentale adornato da una sovrastruttura barocca.
Le sorti storiche di questa cittadina sono strettamente correlate a quelle della vicina Copertino, cui è legata indissolubilmente anche dalle dominazioni che si sono succedute nella zona, come quella di Tristano Chiaromonte prima, dei Castrista, Squarciafico, Pinelli e Pignatelli poi. Il sistema feudale fu definitivamente abbandonato soltanto nel 1806, con l’avvento di Giuseppe Bonaparte.Durante la seconda guerra mondiale, grazie alla sua posizione strategica in una lieve depressione del terreno, meglio nota in dialetto come hora, è stata sede di numerosi aeroporti di fortuna come quello di cui resta traccia nei pressi dei vigneti dei Conti Zecca lungo Via Cesarea, che collega Leverano a Porto Cesareo.
Oggi è un fiorente centro vitivinicolo famoso per i suoi vini anche all’estero; nondimeno, rilevante è l’interesse della floricoltura, che si avvale anche del “Mercato dei Fiori”. Suggestivo è il centro storico, pavimentato con delle rustiche pietre tipiche della zona, le chianche e pochi agglomerati di case tra cui si possono degustare piatti tipici in numerose feste locali organizzate durante l’anno, tra cui Note Fiorite, la Fiera delle Ciliegie, la festa patronale di S.Rocco e quella più recente e movimentata, del vino Novello.
Tarasaco Festa di San Rocco Ulivi e Papaveri
Pubblicato il 30 Aprile 2008