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L’attività di trasformazione delle pietre calcaree in calce svanì non appena l’industrializzazione approdò anche nell’edilizia rendendo poco competitiva la tradizionale e consolidata attività di calcinazione. Fu però un passaggio graduale, poiché ancora alcune calcare sopravvissero fino alle soglie degli anni Ottanta del Secolo scorso ad uso di maestranze minori e per lavori di piccola entità.
Il tempo e l’uomo fecero cadere nell’oblio quest’importante attività proto-industriale e molte precarie strutture in pietra a secco furono smantellate per far posto a colture agricole. Mediante fonti orali, segnalazioni, indagini cartografiche e sopralluoghi in sito, siamo riusciti ad individuare ancora i resti di alcune calcare che come ruderi di antiche civiltà testimoniano un paesaggio agrario molto differente da quello attuale.

Le più famose, erano le calcare dei Samali, situate sulla direttrice Copertino – Sant’Isidoro, dove un tempo vi erano le floride macchie di Villanova, il luogo che oggi appare pietroso e brullo è stato in parte lottizzato dalla Riforma Agraria di metà Novecento. Sulla cartografia sono rappresentate come buche circolari raggiungibili solo da dei sentieri non carrabili, ed oggi altro non rimane che alcuni terrapieni ricoperti da canne e rovi. Una di esse era la più grande tanto da divenire in antichità punto di riferimento dei limiti giurisdizionali della foresta Oritana, così infatti è riportato nel Travaglini:

“…principiando dal lato del mare da una torre nominata la Torre delli Scianuri, si prende il cammino per verso il vento tra Levante e Tramontana… con passarsi in appresso della massaria nominata Sedici Suergi (masseria Giudice Giorgio ndr), e si arriva ad una calcara vecchia grande. D’appresso la medesima calcara principia un parietone divisorio, e camminandosi per il medesimo parietone si passa duecento passi in circa lontano da una masseria nominata li Samari”

Un altro sito di produzione di calce molto rinomato per la qualità del calcare è l’area della Masseria Sarparea de Pandi in cui insistono due camini immersi nella secolare foresta primigenia ed ancora in buono stato di conservazione (purtroppo sono destinati a scomparire a causa della brutale cementificazione di un controverso villaggio turistico).
Poco più a nord, nei pressi della Masseria Belvedere, sono stati identificati i resti di alcune calcare, di cui però altro non rimane che il basamento scavato nella roccia e alcune pietre a secco del terrapieno, queste al contrario delle altre sono realizzate sfruttando un forte pendio di una scarpata, così da garantire nel passato una agevole gestione del fuoco all’interno della falsa cupola.
La più antica calcara presente in questa parte del Salento è senza dubbio la Petra ti lu tiaulu, situata sulla costiera di levante nel comune di Porto Cesareo e da alcuni studiosi considerata anche una fornace di terraglie e anfore di epoca Romana. Oggi non rimane altro che un ammasso di scarti di lavorazione con inglobate alcune pietre calcaree e dei conci tufacei, che danno l’impressione di uno scoglio naturale immerso nel mare, in realtà la carcara anticamente si trovava sulla terraferma e per bradisismo negativo è ora circondata dalle acque marine e dall’inquinamento portato dalla darsena recentemente installata, un brutto epilogo per un pezzo di storia cesarino. Altre segnalazioni ci portano verso Scianne dove sempre sulle cartografie alle spalle dell’omonima masseria è indicata una fornace, ma anche qui non rimane altro che alcuni ruderi e un caseggiato accidentato. Ed ancora la cartografia ci porta verso il pendio di Case Arse, da cui forse deriverebbe il toponimo, dove in questo caso le calcare sono rappresentate da recinti a secco in forma circolare.
Altrettanto le fonti storiografiche ci indicano invece una calcara molto antica, ad uso esclusivo delle proprietà del monastero delle Clarisse di Copertino, nei pressi della Masseria Palumbi al confine con Masseria Ciccojattu ed ancora, “possessione con camino di calcara chiusa di pariti di pietra con albori d’olive” è attestata nel 1619 al proprietario del feudo di Cigliano.

I ruderi della calcara della Sarparea
I ruderi della calcara della Sarparea
La petra te lu tiaulu, antichissima calcara
La petra ti lu tiaulu, antichissima calcara
Mappa delle calcare finora individuate:

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Pubblicato il 12 Settembre 2009