Un altro sito di produzione di calce molto rinomato per la qualità del calcare è l’area della Masseria Sarparea de Pandi in cui insistono due camini immersi nella secolare foresta primigenia ed ancora in buono stato di conservazione (purtroppo sono destinati a scomparire a causa della brutale cementificazione di un controverso villaggio turistico).
Poco più a nord, nei pressi della Masseria Belvedere, sono stati identificati i resti di alcune calcare, di cui però altro non rimane che il basamento scavato nella roccia e alcune pietre a secco del terrapieno, queste al contrario delle altre sono realizzate sfruttando un forte pendio di una scarpata, così da garantire nel passato una agevole gestione del fuoco all’interno della falsa cupola.
La più antica calcara presente in questa parte del Salento è senza dubbio la Petra ti lu tiaulu, situata sulla costiera di levante nel comune di Porto Cesareo e da alcuni studiosi considerata anche una fornace di terraglie e anfore di epoca Romana. Oggi non rimane altro che un ammasso di scarti di lavorazione con inglobate alcune pietre calcaree e dei conci tufacei, che danno l’impressione di uno scoglio naturale immerso nel mare, in realtà la carcara anticamente si trovava sulla terraferma e per bradisismo negativo è ora circondata dalle acque marine e dall’inquinamento portato dalla darsena recentemente installata, un brutto epilogo per un pezzo di storia cesarino. Altre segnalazioni ci portano verso Scianne dove sempre sulle cartografie alle spalle dell’omonima masseria è indicata una fornace, ma anche qui non rimane altro che alcuni ruderi e un caseggiato accidentato. Ed ancora la cartografia ci porta verso il pendio di Case Arse, da cui forse deriverebbe il toponimo, dove in questo caso le calcare sono rappresentate da recinti a secco in forma circolare.
Altrettanto le fonti storiografiche ci indicano invece una calcara molto antica, ad uso esclusivo delle proprietà del monastero delle Clarisse di Copertino, nei pressi della Masseria Palumbi al confine con Masseria Ciccojattu ed ancora, “possessione con camino di calcara chiusa di pariti di pietra con albori d’olive” è attestata nel 1619 al proprietario del feudo di Cigliano. |
I ruderi della calcara della Sarparea |
La petra ti lu tiaulu, antichissima calcara |
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