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Il Menhir scomparso di veglie, foto tratta da www.veglienews.it

Menhir di veglie, da veglienews.it

L'Arnèo costudisce ancora innumerevoli segreti, tra cui i più enigmatici sono le pietrefitte, più conosciute con il nome di "menhir"; sebbene scarsamente diffusi rispetto al resto del salento, sono scarsamente presi in considerazione per il loro valore storico e artistico. Nel territorio vegliese, le due pietrefitte presenti fino a qualche anno fa sono misteriosamente scomparse, finendo in mani di collezionisti senza scrupoli, privando in questo modo la collettività non solo del bene artistico in sé per sé, ma anche del loro significato originario. Di essi ci restano (come magra consolazione!) molte fotografie e dati; più a nord invece, nel territorio di Campi Salentina, sono presenti altri monoliti, tra cui lo Sperti, tra i più alti del Salento, ora spezzato.
Una diffusione più a largo spettro della conoscenza di questi monumenti nel nostro territorio si è ottenuta grazie anche ad alcuni siti internet, tra cui quello dello scomparso Architetto Pino de Nuzzo, nel quale -grazie anche a numerosi collaboratori- si è potuta catalogare una buona parte dei monumenti megalitici del Salento, quali menhir, dolmen e men-a-tol.
Anche nel cuore dell'Arnèo, nonostante le trasformazioni portate dalla riforma agraria degli anni '50 del Novecento, si sono potuti riscoprire alcuni di questi emblematici monumenti salvati dalla distruzione, perchè presi nel tempo come riferimento catastale o poichè inglobati all'interno di muretti a secco.
Qui di seguito sono riportati i dati dei menhir recentemente scoperti: Giudice Giorgio e Console dal nome delle masserie più vicine, con le descrizioni accurate di Oreste Caroppo, collaboratore del sito www.pinodenuzzo.com, nonchè uno dei pochi ricercatori nel campo del megalitismo salentino; su questo link sono presenti numerose ricerche sui menhir e dolmen del basso Salento.

Pietrafitta Giudice Giorgio

Tipologia: Menhir
Comune: Nardò 
Nome: Giudice Giorgio
Località: Pendinello
Altezza: 110 cm
Faccia principale: 50 cm
Faccia laterale:  35 cm
Tipo di materiale: Calcare compatto
Orientamento facce larghe: N-E S-O
Posizionamento catastale: ////
Note: Presenta in sommità un incavo a sezione circolare di circa 10 cm di diametro, ai piedi del monolite è conficcato un cippo con incise le lettere RF, a circa 3 metri è presente una larga lastra di pietra inserita nel muretto a secco; inoltre la pietrafitta è posizionata lungo l'antico percorso della Via Sallentina.
Anno: 2006
Menhir Giudice Giorgio inglobato nel muretto a secco
Menhir Giudice Giorgio nelle vicinanze della omonima masseria
Descrizione: dall’analisi del materiale e dei dati raccolti, mi pare di non poter escludere che si tratti di un vero menhir, la forma e la presenza della coppella in testa, son elementi che accomunano questo cippo a tanti altri che abbiamo documentato nel Salento. Sebbene non si tratti degli alti menhir a pilastro squadrato, questi cippi più bassi sempre squadrati e a pianta rettangolare, ricordano i cippi di origine apula e messapica (età del ferro), che si osservano riprodotti sui vasi apuli a figure rosse (vedi “Antichi sacrifici all’ombra dei menhir” paragrafo “Nel culto messapico e apulo della colonna, l’eco della religione dei menhir”, in http://www.pinodenuzzo.com/pietre/Caroppo/Caroppo2.htm); la presenza di coppelle in testa poi li qualifica come cippi che sebbene potevano già avere valore di segnacolo vario, erano oggetto al contempo di pratiche rituali, libagioni e sacrifici, cui le coppelle si correlano. La forma e le dimensioni del blocco poco distante, a 4-5m, inserito nel muretto a secco, e la sua minore finitura, mi ricordano ad un analisi superficiale i massi squadrati propri di architetture messapiche, in particolare i massi usati per le tipiche mura difensiva messapiche, poi spesso riutilizzati nei secoli successivi, dai locali contadini per la costruzione di muretti a secco (come in codesto caso) e altre strutture rurali; esempi simili son diffusissimi nelle aree messapiche di Muro Leccese, Vaste, Diso ecc.; non mi meraviglierebbe se vi fosse una città messapica, o un insediamento messapico minore, nelle vicinanze di masseria Giudice Giorgio!?  Interessante sarebbe in ogni caso un esame dei due grandi blocchi squadrati vicini, per escludere che il secondo non sia la porzione superiore di un più alto menhir poi rottosi almeno in due pezzi.
Dovremmo parlare più propriamente di cippo messapico, ma la genericità del termine menhir può comunque utilizzarsi anche per queste stele di minore altezza e del primo millennio a.C. e forse ancora erette nei primi secoli d.C. prima della definitiva affermazione del cristianesimo.Il basso cippo accanto al menhir, con le lettere incise, è molto probabilmente un segnacolo recente, che però evidenzia l’antichità del menhir Giudice Giorgio; questo era stato assunto sin da epoche antiche come punto di riferimento per il passaggio di una linea di confine poderale, come il fatto che ricade in un muretto a secco dimostra, e ha continuato ad essere un punto di riferimento, poi ribadito, in epoca molto più recente, con l’apposizione nelle immediate vicinanze, di un secondo cippo squadrato più piccolo, con sigla incisa, e il cui più preciso valore semantico è sotteso dal significato dell'acronimo RF, che fa parte di una diffusa categoria di segnacoli poderali risalenti alle riforme fondiarie del secolo scorso.
Il lastrone nelle vicinanze del menhir
Su altri simili cippi nella zona di Otranto, avevo trovato l’iscrizione "R. F." abbreviazione appuntata di "Riforma Fondiaria", idem pertanto quello di Masseria Giudice Giorgio, da correlarsi alla Riforma Fondiaria dell’Arneo. La coincidenza del cippo RF con il monolite, se non casuale, potrebbe denotare il fatto che su più antichi documenti, il rilevante monumento era stato già da diverso tempo, forse anche secoli, assunto a punto di riferimento catastale, data anche la facile distinguibilità sul territorio e solidità nel tempo, essendo confitto nel terreno.

Pietrafitta Console

Tipologia: Menhir
Comune: Nardò 
Nome: Console
Località: Sarparea
Altezza: 100 cm
Faccia principale: 40 cm
Faccia laterale:  40 cm
Tipo di materiale: Tufo-Carparo
Orientamento facce larghe: E-O
Posizionamento catastale: ////
Note: Questo monolite ha sezione quadrata, sul lato est e nord sono incisi dei petroglifi, è conficcato visibilmente nel banco roccioso, nei resti di un muretto a secco.
Anno: 2007

Menhir Console visto da Nord-Ovest
Menhir Console, nelle vicinanze della Masseria Il Console
Orientamento delle facce rispeto ai punti cardinali
Orientamento delle faccie rispetto ai punti cadinali
Vista da sud
Lato Sud, con dettaglio in basso
Dettaglio del Petroglifo

Descrizione: Abbiamo una croce incisa è questo già rende il monolite un manufatto di valenza anche sacra. E la croce cristianizza il monolite, ma anche i suoi petroglifi arcani e misteriosi per i cristiani che non ne comprendevano più a pieno il senso! Sul lato Sud, quello più esposto al sole durante il dì, c’è un cerchio all’ interno di un quadrato; rappresentazione del sole, il cerchio, e del cielo secondo una universale e diffusissima simbologia, così come il quadrato è invece rappresentazione della terra; simbologie cosmiche legate a culti di fertilità!
Un cerchietto iscritto al centro di un quadrato, la sintesi perfetta, eloquentissima, della più profonda semantica del menhir. Una prova ulteriore che il percorso di interpretazione che ho intrapreso di questi manufatti è corretto, per questo anche, mi entusiasma moltissimo la tua segnalazione! E in più mi par di leggerci la presenza di coppelle scavate nel blocco che potrebbero essere artificiali. In più l’usura notevole e lo spesso strato di licheni danno un indicazione relativa di una certa antichità. In testa appaiono canalette e una parziale gradonatura compatibile con il coinvolgimento del cippo nei tipici riti di unzione e libagione che lo coinvolgevano. E poi, l’orientazione con i punti cardinali, perfetta! Un po’ mi insospettivano le proporzioni, quadrate del menhir, pochi son i menhir a pilastro squadrato, ma non sono rari e poi qui siam, a mio avviso, nel campo dei cippi dell’età del ferro, dove la forma a sezione quadrata diventa più diffusa. Non solo se i due menhir mirabilmente scovati, nella zona, (questo e il menhir battezzato Giudice Giorgio), non son i resti di un antico allineamento, comunque descrivono un sito di alta valenza cultuale, che deve essere assolutamente approfondito, probabilmente di epoca japigia o messapica, o al più romano-messapica, viste anche le altre testimonianze archeologiche della zona.
E poi c’è quella L capovolta: non è una lettera dell’alfabeto greco, una gamma Г scritta nel verso da destra a sinistra in un impianto epigrafico bustrofedico, è troppo grossolana per esserlo, ma è certamente un simbolo altamente importante proprio nella semantica del menhir: un simbolo fallico, credo! Ancora nella cultura romana era segno buon augurale rappresentar falli, scolpiti o disegnati, ovunque, in luoghi pubblici, privati, sacri e non. Ciò qualifica questo cippo come palesemente legato al culto fallico e della fertilità della terra, dei campi. Inutile sottolineare l’unicità di tutte queste presenze. Qui il menhir sorge in prossimità di un muretto ormai diruto, e come da cartina topografica mostra lungo un segmento di divisione fondiaria; è palese che fu il cippo a suggerire tale confine divenendo per nostra fortuna ovvio cippo catastale, cosa che ce lo ha consegnato fino a noi, e che rende a ben vedere anche improbabile che qualche contadino abbia il coraggio di abbatterlo: è reato distruggere o spostare i cippi catastali, e i contadini questo lo sanno! Ma la prudenza non è mai troppa! Non è escluso anche che quei cippi fossero già in antichità segnacoli di confini di un area agricola o sacra, e dunque legati da sempre a tracciati di confine conservati nei millenni; i segnacoli-cippo erano fatti oggetto di riti e cerimonie propiziatorie per la fertilità e apotropaiche.

Pubblicato Martedi 13 Gennaio 2008